Il cavallo, un illustre prodigio senza tempo
Susanna Cottica
Questo articolo raccoglie le riflessioni del colonnello Lodovico Nava (1929-2016) una delle personalità più illustri della storia dell’equitazione italiana.
Cavaliere olimpionico nella disciplina del completo, ha poi dedicato la sua vita alla formazione degli istruttori in Italia. Nava è stato il padre dei corsi istruttori istituiti al Centro Equestre Federale dei Pratoni del Vivaro.
Nato nel 1929, è mancato nel 2016 lasciando un grande vuoto nel mondo equestre nazionale. I suoi pensieri sono di una straordinaria modernità, a dimostrazione che esiste una sola equitazione.
Quale è il vero senso degli sport equestri? Quale è il limite tra ciò che il cavallo può fare e ciò che gli viene chiesto di fare?
Lo sport equestre concede all’uomo che lo pratica una collocazione diversa, più privilegiata rispetto ad atleti di altri sport grazie al cavallo. Non sempre il cavaliere è meritevole di questo privilegio e distinzione perché spesso si avvicina al cavallo senza la cultura e la finezza di cui il suo compagno ha bisogno.
La dura regola di questo sport, voluta dal cavallo, è il tempo necessario alla maturazione di cavallo e cavaliere così da raggiungere l’apice della forma, dell’esperienza e della carriera quando gli anni non sono più verdi.
I giovani, spesso irragionevolmente ‘spinti’…, sono portati a bruciare le tappe, una consuetudine che la società moderna impone. Nella costante evoluzione di ogni aspetto della vita resta fermo il fatto che l’essenza dell’istruzione equestre è contenuta nel rispetto costante della sua natura.
Si possono avanzare confronti fra i metodi, le regole, le procedure e i mezzi che il cavaliere osserva e applica con una tecnica attenta, paziente e particolare per avere, alla fine, un cavallo all’altezza delle difficoltà di un Gran Premio di salto ostacoli o degli impervi percorsi di un completo di equitazione ai massimi livelli, o in grado di soddisfare le sofisticate quanto precise esibizioni di figure e movimenti in un Grand Prix di Dressage?
A volte l’uomo si lascia trascinare da una forza psicologica e dal fascino delle tradizioni, qualora presenti nella sua conoscenza storica, da una logica perversa che lo portano, per inerzia o ignoranza, a pensare e credere che il cavallo possa fare tutto ciò che gli viene chiesto utilizzando metodi, regole e applicazioni pratiche, riconducibili a una unica fonte, figlia di un’unica equitazione.
A volte l’uomo, schiavo di una schizofrenia, vuole rimanere fedele a un suo convincimento, retaggio di una storia antica quanto gloriosa, per poi contraddirsi (necessariamente) nella pratica applicazione.
Sarà utile ricordare come nel trascorrere degli anni l’equitazione, che raccoglie nel suo grembo la storia del cavallo e dell’uomo, abbia subito metamorfosi anche di grande rilevanza tecnica e popolare.
Se si rivolge uno sguardo all’equitazione conosciuta come Alta Scuola o Equitazione Superiore, che nei secoli hanno preceduto la nascita del Sistema Naturale di Equitazione di Caprilli, constatiamo che al cavallo venivano richieste esibizioni artistiche nelle cavallerizze militari o nei teatri delle case regnanti, sotto forma di figure e movimenti che poco avevano a che vedere con la sua natura.
Esistono numerosi testi di illustri cavalieri ed esperti di arte equestre francesi e italiani che hanno studiato i misteri, le regole e i metodi di questa Equitazione Superiore o Alta Scuola.
Si arrivava a tanta espressione artistica applicando metodi (spesso coercitivi) ai quali il cavallo si adattava, subendo i dettami della sua facile e naturale addomesticabilità quale esecutore rassegnato di tutto ciò che gli viene chiesto di fare.

Il senso dell’Equitazione
A questo punto vale la pena soffermarsi sul significato della parola ‘Equitazione’ vista e giudicata come un’arte equestre e non come una scienza o una aggregazione di regole solo tecniche.
In una estrema sintesi si suole dire che è ‘l’arte del montare bene a cavallo’. Ma non basta per comprendere pienamente il suo vero significato.
L’uomo, quando è vero artista, si adopera per plasmare una materia viva, un essere vivente, particolarmente sensibile, con una personalità e un carattere non sempre facili, per ottenere la indispensabile obbedienza e trasformarlo in un atleta capace di affrontare e superare gli impegni, a volte molto gravosi, dell’agonismo equestre.
La trasformazione, tendente a creare un patrimonio muscolare e nervoso del cavallo in un armonico sviluppo ed equilibrio, avviene seguendo un iter dove le regole, i metodi, i tempi sono affidati a sensibilità, cultura, intelligenza, esperienza e alle qualità morali del cavaliere.
La parola equitazione può assumere quindi differenti significati. Per il cavaliere principiante, ancora inesperto e poco padrone del proprio equilibrio, non si può parlare che di una equitazione ‘elementare’ deputata a creare confidenza e un primo insieme con il cavallo.
Non vi è un crinale preciso nel passaggio all’equitazione di ‘base’ che segue alla prima, con il cavaliere o allievo che comincia a capire meglio e conoscere il proprio cavallo.
Si sente padrone del proprio equilibrio in virtù di una posizione corretta e l’assetto ne fa un tutt’uno con il cavallo;. è in grado di accedere alle prime esperienze agonistiche sino a un livello che gli dia la sicurezza di affrontare gli impegni via via crescenti di significato e importanza agonistica.
L’equitazione di base, come dice la stessa parola, può essere intesa come un edificio dalle solide fondamenta. Impegna la personalità ed esalta le qualità umane, tecniche e l’esperienza dell’istruttore che deve, soprattutto, essere un buon conoscitore del cavallo.
L’ambizione
Come avviene in tutti gli sport la maturazione dell’atleta, nel nostro caso il binomio, vede il cavaliere soccombere al desiderio e alla giusta ambizione di salire i gradini di una scala che lo porti verso la vetta.
E’ una fisiologica legge dello sport.
Quando il cavaliere decide di scegliere di cimentarsi in una delle discipline in cui si articolano gli sport equestri, l’equitazione di base scivola in una di livello superiore o specialistica, portando in dote preziosi e indispensabili insegnamenti di cui il binomio ha potuto usufruire.
Lo stesso Caprilli parla di una equitazione ‘moderna’, che doveva sostituire quella in voga in quei tempi.
Il Sistema Naturale di Equitazione, da lui ideato e imposto, cambiava radicalmente il modo di preparare il cavallo e il cavaliere alle prove di campagna e di salto ostacoli.
Fu una svolta storica perché sanciva che l’equitazione non poteva essere intesa come una parola astratta se non finalizzata allo sport, senza per questo perdere o smarrire il valore artistico presente nel suo involucro.

Gli sport equestri e le discipline olimpiche
Gli sport equestri sono articolati in uno svariato numero di discipline. Le tre che trovano sede nei calendari olimpici sono quelle che hanno una maggiore anzianità storica e una illustre tradizione. Ciascuna di queste si distingue dalle altre per la specifica e particolare preparazione psico-fisica del cavallo, accompagnata da una tipologia attitudinale a quella disciplina. Non da meno, il cavaliere stabilisce un rapporto con il suo cavallo dove l’intesa deve risultare totale così come la preparazione e l’allenamento.
Il cavaliere che ha scelto di seguire il percorso di una delle tre discipline, con il desiderio e l’ambizione di entrare nel grande palcoscenico dell’agonismo mondiale, pur giovandosi degli apprendimenti acquisiti nell’equitazione di base, sente la necessità di perfezionare, con una più approfondita applicazione, le sue esperienze tecniche e agonistiche. Deve seguire i dettami di una equitazione specialistica allo scopo di poter disporre di un atleta cavallo all’altezza di situazioni nuove e altamente selettive. Lo scorrere degli anni determina, come è scritto nella storia dell’uomo, un cambiamento e una trasformazione dei costumi e dei modi di intendere lo sport, esaltati, a volte da un eccessivo interesse dei media. La presenza del cavallo, come attore principale e particolare, ha elevato gli sport equestri a sport più popolare e più diffuso. L’uomo ha tuttavia il dovere morale di tutelare il suo benessere contro gli eccessi dell’agonismo, troppo spesso sopra le righe.
Le qualità morali e non morali
Non si può trascurare l’importanza delle qualità morali. Prima fra tutte, la più ovvia, è l’amore per il cavallo. Un sentimento che deve portare l’uomo a rispettarlo sempre e a considerarlo nella competizione un compagno di gara e non uno strumento. Purtroppo l’ambizione, il desiderio di primeggiare uniti all’implacabile business costituiscono un diaframma che divide il cavaliere dal cavallo e il cavaliere autentico da quello improvvisato. I valori morali, il rispetto, la generosità sono legate alla cultura, alla sensibilità e alla nobiltà dell’animo di chi la elargisce.